Elogio del Marchionne furioso
Questa volta Sergio Marchionne non l’ha mandata giù e ha replicato a muso duro ai commenti sulla cassa integrazione chiesta, contestuale alla decisione di avviare la trasformazione dello stabilimento di Melfi per l’avvio di nuove produzioni. Commenti intrisi di diffidenza o, nel migliore dei casi, di sufficienza. Pur di ottenere una citazione in due righe d’agenzia i nostri politici hanno parlato della cassa integrazione come di una sciagura. Al povero Marchionne non va meglio con i politici europei, che dopo aver stipulato un accordo commerciale con la Corea del Sud rovinoso per i produttori automobilistici europei che oggi vogliono replicare l’errore con il Giappone.
17 AGO 20

Questa volta Sergio Marchionne non l’ha mandata giù e ha replicato a muso duro ai commenti sulla cassa integrazione chiesta, contestuale alla decisione di avviare la trasformazione dello stabilimento di Melfi per l’avvio di nuove produzioni. Commenti intrisi di diffidenza o, nel migliore dei casi, di sufficienza. Pur di ottenere una citazione in due righe d’agenzia i nostri politici hanno parlato della cassa integrazione come di una sciagura. Al povero Marchionne non va meglio con i politici europei, che dopo aver stipulato un accordo commerciale con la Corea del Sud rovinoso per i produttori automobilistici europei (di cui Marchionne è presidente) oggi vogliono replicare l’errore con il Giappone. Marchionne ha spiegato con dovizia di argomenti tecnici che tale accordo farebbe perdere il lavoro a 63 mila dipendenti in Europa, ma pare che gli eurocrati non gli vogliano dare ascolto.
Naturalmente anche le iniziative di Marchionne possono essere sottoposte a esame critico, purché basato su una conoscenza minima dei problemi di cui si parla. L’idea che in una fabbrica si possano cambiare modelli senza arrestare a turno le catene di produzione è una stupidaggine, come lo è l’affermazione di astratti principi di libertà di mercato in una fase di crisi differenziale tra le diverse aree (e in presenza di un sostegno pubblico al settore auto da parte dei governi asiatici, proibito in Europa). Paradossalmente, quelli che si impancano a dare lezioni di gestione aziendale senza conoscere neppure i dati basilari della gestione tecnica di una fabbrica, sono spesso gli stessi che rivendicano una “politica industriale”. Marchionne ne è stufo, ha mille ragioni.